Orari apertura: Mar e Giov 15-19.30 | Sab e Dom: 9.30-12-30 / 15-19.30

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Storia del MUSEO MASACCIO


Il progetto di un Museo da allestire a Cascia parte da molto lontano: già nel corso dei grandi restauri che interessarono la Pieve dopo il 1960, l'architetto Morozzi aveva previsto e destinato con lungimiranza ad un allora ipotetico "museo" alcuni ambienti annessi che furono poi utilizzati per le attività della parrocchia.
Solo negli anni '90 del XX secolo, di fronte alla non fruibilità del patrimonio artistico della Pieve e di tante altre chiese della zona, il vecchio progetto museale venne recuperato e deliberato dal Sinodo Diocesano che, presieduto da S.E. Mons. Luciano Giovanetti, deliberava la costituzione a Cascia di un museo d'arte sacra di zona.
Per poter giungere a concretizzare il progetto non bastava la volontà politica degli enti coinvolti, ma era necessaria anche una rilevante disponibilità economica. Le condizioni idonee si sono venute a creare lentamente ma progressivamente, grazie non solo alla tenacia del pievano, ma anche alla sensibilità dimostrata attraverso gli anni dal Comune di Reggello.
Contributi generosi da parte di Regione Toscana, Provincia di Firenze, Diocesi di Fiesole, della Parrocchia di Cascia e in particolare dell'Ente Cassa di Risparmio, hanno consentito di affrontare i lavori preliminari di consolidamento e restauro degli ambienti destinati al museo con la supervisione della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici.

La fase di ordinamento e allestimento, supportata in misura determinante dall'Ente Cassa di Risparmio, è stata affidata alla Soprintendenza ai Beni Artistici che, oltre al finanziamento di molti restauri, ha progettato l'arredo e fatto restaurare in buona parte i dipinti e gli oggetti.
Sono tornati quindi al luogo di origine il Compianto sul Cristo morto di Santi di Tito, l'Annunciazione che nel restauro ha rivelato la firma "Bronzino" riferibile ad Alessandro o Cristofano Allori, il Sant'Antonio col Bambino e altri Santi di Jacopo Vignali oltre a due Santi Vallombrosani di Ignazio Hugford. Ma i dipinti non sono l'unica attrattiva del museo, ché vi sono esposti preziosi ed importanti oggetti sacri dal secolo XV al secolo XIX provenienti da Cascia e da altre chiese di Reggello. Particolarmente pregevole è poi il corredo di bellissime pianete che rappresentano un'ottima campionatura dei tessuti d'uso liturgico dalla fine del Quattrocento al Novecento.

Un altro importante settore del Museo è quello dedicato al Trittico di san Giovenale per cui una stanza contiene una serie di supporti documentari e didattici su Masaccio e sulla sua opera anche nella più moderna veste informatica. Non si poteva infine trascurare l'importanza della stessa Pieve di San Pietro, vero capolavoro del romanico toscano, la cui lunga e affascinante storia merita pure di essere documentata e illustrata : un ambiente arredato con mobili antichi e con i ritratti dei Pievani dal Sei all'Ottocento è stato pertanto destinato allo scopo.

Il Museo Masaccio è anche un punto costante di riferimento didattico e culturale in primo luogo per le scuole locali, e in secondo luogo per tutti i visitatori singoli e in gruppo che vogliano approfondire, oltre alla conoscenza del Trittico di Masaccio, anche la ricchezza artistica del territorio di Reggello e la storia di Cascia. A questo scopo vengono organizzati periodicamente convegni, conferenze, lezioni, piccole mostre.

  • Vita di Masaccio


  • Tommaso, detto Masaccio, nasce il 21 Dicembre 1401, giorno della festa di San Tommaso Apostolo, a Castel San Giovanni, l’odierna San Giovanni Valdarno, dal notaio Ser Giovanni di Mone Cassai e da monna Jacopa, figlia di un albergatore di Barberino di Mugello.
    Degli esordi di Masaccio nel Valdarno niente si sa; nel 1420 circa si trasferisce a Firenze, nel popolo di san Niccolò Oltrarno, con la madre e il fratello minore Giovanni, che sarà pittore lui pure, conosciuto come “Lo Scheggia” (1406-1486).
    Il 7 gennaio del 1422 Tommaso si iscrive all’Arte dei Medici e degli Speziali, al cui interno si accoglievano anche i pittori. Il 23 aprile 1422 appone la data al Trittico di San Giovenale, sua prima opera nota. Nel 1424 si immatricola nella Compagnia di San Luca o dei pittori.

    Dal novembre 1424 al settembre 1425 collabora con Masolino, più vecchio di lui di diciotto anni, alla decorazione della cappella Brancacci nella Chiesa del Carmine di Firenze. Del ciclo, con Storie di San Pietro, sono attribuibili a Masaccio la Cacciata dei progenitori dal Paradiso terrestre, il Battesimo dei neofiti, il Tributo ad eccezione della testa di Cristo, la Distribuzione dei beni e la Morte di Anania, il San Pietro che risana gli infermi e parte della Resurrezione del figlio di Teofilo e il San Pietro in cattedra, ultimato da Filippino Lippi negli anni Ottanta del Quattrocento.
    Sempre al biennio 1424-25 risale la collaborazione di Masaccio e Masolino per la Madonna col Bambino, Sant’Anna e Angeli detta la Sant’Anna Metterza oggi agli Uffizi, dipinta per uno degli altari laterali di Sant’Ambrogio. Ed è probabilmente da collocare nello stesso periodo l’affresco oggi perduto di Masaccio, monocromo in terra verde, raffigurante la Sagra (Consacrazione) del Carmine, avvenuta il 19 aprile del 1422, con largo concorso di cittadini e autorità civili e religiose.
    Dal 19 febbraio al 26 dicembre 1426 Masaccio soggiorna a Pisa, insieme al fratello Giovanni e al garzone Andrea di giusto, per lavorare al polittico che il notaio ser Giuliano di Colino degli Scarsi da San Giusto gli commissiona per la propria cappella nella chiesa del Carmine. La grande opera è oggi smembrata e molti pannelli sono andati dispersi, mentre altri sono conservati a Napoli, Pisa, Londra, Berlino, Malibu.

    Il 24 maggio 1426 viene concessa la porpora cardinalizia al senese Antonio Casini per il quale subito dopo Masaccio dipinge la Madonna col Bambino, nota anche come Madonna del solletico, oggi agli Uffizi.
    Il 19 gennaio 1427 muore Domenico di Lenzo, probabile committente della Trinità in Santa Maria Novella, eseguita da Masaccio in quegli anni.
    Al 5 marzo 1427 risale il testamento del beccaio Michele Guardini, per la cui cappella in San Niccolò Oltrarno Masaccio dipinge una Annunciazione oggi perduta.

    Nel giugno del 1428 Masaccio muore improvvisamente dopo essersi recato a Roma per raggiungere Masolino, che vi si trovava dall’11 maggio, e lavorare con lui al Polittico di Santa Maria Maggiore, per il quale fa in tempo ad eseguire lo scomparto con i Santi Girolamo e Giovanni Battista, oggi a Londra.