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Storia della Pieve di Cascia


Cascia ed il suo territorio hanno origini etrusco romane, come attestano i numerosi toponimi della zona, fra i quali Camprenna, Olena, Fognano, Fano, Forli, Caselli, Arfoli, Pontifogno. Vicino alla piccola chiesa di Santa Tea sono stati rinvenuti resti di sepolture romane, mentre nel terrazzo a sud della pieve sono venuti alla luce frammenti di manufatti di argilla e di figulina e, in località Pecorneccia, alcune monete romane ed un bronzetto raffigurante l'imperatore Galerio, poi donato al Re Vittorio Emanuele III.

Fra il V ed il VI secolo fu probabilmente edificata una prima pieve paleocristiana laddove si trovava il centro religioso del pagus romano infatti, pur non disponendo di testimonianze archeologiche, sappiamo che le pievi più arcaiche sono tutte dedicate o a San Pietro o alla Madonna. In questo contesto la plebs cristiana diventa anello di congiunzione fra l'antica struttura organizzativa romana e la nascente società feudale. Questa prima pieve paleocristiana sarebbe stata completamente distrutta durante la guerra gotico- bizantina.

L'organizzazione del territorio di Cascia trovò il suo centro nel Castelvecchio, oggi Cascia Vecchia, che in seguito divenne possesso dei conti Guidi, i quali estendevano il loro dominio sia nel versante occidentale del Pratomagno sia nel Casentino. Ad essi , prima Arrigo VII nel 1191, poi Federico II nel 1220 confermarono il Castelvecchio di Cascia .
Intorno al Mille assistiamo ad uno straordinario fermento nel pagus di Cascia, che non si sottrae a quella generale rinascita che modella la nuova civiltà dell'Europa medievale. Il piviere si arricchisce di numerosissimi castelli di cui sono proprietari i conti Guidi, il Vescovo di Fiesole e la Badia di Firenze, alla quale vengono donati dai marchesi di Toscana. La Chiesa in questo momento è al centro di un grande processo di rinnovamento spirituale soprattutto in seno al monachesimo con la riforma di Cluny. In Italia nascono importanti movimenti eremitici, come i Camaldolesi e i Vallombrosani, che in questa parte di Toscana si innestano all'importante realtà monastica di S.Ilario o S.Ellero. Con la salita al soglio pontificio di Gregorio VII nel 1073, la riforma ecclesiastica divenne effettiva: la Chiesa doveva liberarsi dalla dipendenza dai feudatari laici, ripristinare la moralità fra i religiosi corrotti, annunciare coerentemente il Vangelo.

La diffusione della riforma si accompagna alla diffusione delle chiese romaniche, dalla Spagna all'Irlanda, dalla Sicilia alla Scandinavia, dalla Francia occidentale alla Polonia. Anche a Cascia si costruisce una nuova pieve dall'impianto grandioso e dall'architettura semplice, l'arenaria delle cave di Bonico viene tagliata e scalpellata dai muratori del contado con l'aiuto di qualche capomastro più esperto che aveva già lavorato nelle pievi matildine del Casentino. La tradizione vuole che anche la pieve di Cascia sia stata edificata per volontà della contessa Matilde di Canossa: "Se si deve attendere la semplice tradizione antica che corre ancora ne' correnti tempi dell'anno 1717, la pieve di S.Piero a Cascia fu fatta fabbricare dalla gran pietà della Contessa Matilde, che gloriosa d'animo ha lasciato il patrimonio di S.Pietro alla Romana Chiesa e rimesso in soma nella Santa Sede il Sommo Pontefice colla forza delle sue armi insieme con Beatrice sua maiore. Morì l'anno 1115. Onde qualche anno avanti alla morte si può supporre seguisse la fabbrica e fondazione della Pieve di Cascia , stando su la corrente tradizione."

Per la sua essenzialità il romanico di Cascia risente molto di quello fiorentino che fa capo a S. Miniato, piuttosto che di quello longobardo cui invece è legata la vicenda di Gropina, dipendente dall'abbazia di Nonantola. Secondo una lapide occultata fra le pietre dell'abside la Pieve di San Pietro sarebbe stata consacrata il 4 gennaio 1073. La nuova splendida pieve diventa così chiesa battesimale di un plebato che nel XIII secolo contava ben ventiquattro chiese suffraganee.

  • La torre campanaria


  • La torre campanaria s'innalza per trentadue metri semplice e solenne, costruita con grossi blocchi squadrati in arenaria pietraforte lavorata a bugnato rustico. La sua costruzione risale probabilmente all'VIII secolo molto probabilmente come "gardingo" longobardo, con funzioni di osservazione e di estremo rifugio in caso di pericolo. Nell'attuale sagrestia della chiesa di Cascia , possiamo ancora vedere lo stretto pertugio d'ingresso alla torre. Questo accesso è sollevato da terra di circa un metro, alla maniera delle torri castellane. torreLa trasformazione della torre in campanile avvenne sicuramente dopo il mille, anche se vi sono ancora molti dubbi sul fatto se essa facesse parte o meno del castello nuovo di Cascia, che alcuni studiosi vorrebbero collocare nell'attuale canonica e altri poco più a sud, in località I Sergenti. Alcuni particolari del complesso monumentale della Pieve sembrerebbero comprovare la prima ipotesi. In antico il campanile era provvisto di tre campane: la maggiore era datata 1247. Sappiamo che nel 1822 furono rifatte nuove campane, chiuse le quattro monofore, due più basse e due più alte, e aperti i grandi finestroni attuali.


  • L'interno


  • L'impianto basilicale è diviso in tre navate che culminano nell'unica abside centrale. Risalta subito la severa naturalezza con cui sono ritmati gli spazi e l'armonico rapporto fra pieni e vuoti che pare quasi anticipare la serenità prospettica di certe architetture rinascimentali, con in più il fascino rustico della pietra. Il nostro passo è guidato dallo sguardo che sosta su ognuna delle colonne monolitiche che segnano le otto campate. Sono sei per parte , numero simbolo della perfezione delle opere che, secondo S. Agostino, ricorda al cristiano il giorno della Creazione dell'uomo, dell'Incarnazione del Salvatore, della sua Crocifissione. In tutto dodici colonne, come le dodici tribù d'Israele, come gli Apostoli. La sequenza delle colonne è interrotta da due pilastri che delimitano la zona presbiteriale, con essi si raggiunge la maggior perfezione del numero sette, simbolo della Sapienza e dei doni dello Spirito Santo. Guardiamo in alto : il tetto a capriate a vista, secondo la tipologia comune romana, dà un senso di intimo calore Vediamo la luce insinuarsi dalle monofore a doppio strombo della navata centrale, sette per lato, collocate sul prolungamento dell'asse verticale delle colonne. Non è una luce omogenea quella che passa, ma lame luminose che tagliano l'ombra. Se spostiamo lo sguardo sulle monofore delle navate laterali non ritroviamo la stessa simmetria: quattro sulla parete destra, tre su quella sinistra; infine tre sulla parete absidale. Contiamo in tutto ventiquattro finestre, come le ore di una giornata, il tempo a nostra disposizione. Le colonne sono sormontate da capitelli di tipo corinzio decorati a fogliami di acanto: nell'antichità classica erano simbolo di immortalità e nell'arte romanica diventano il segno della resurrezione. Ai quattro angoli ricorre il motivo della spirale, di grande efficacia ornamentale, che nell'iconografia cristiana esprime l'idea del relativo e quindi, in rapporto con le foglie di acanto , la relatività della dimensione umana che nella resurrezione trova il suo senso ultimo. E' stato osservato che i capitelli di questa pieve mostrano una certa somiglianza con quelli di San Martino a Vado, in Casentino, forse perché eseguiti dalle medesime maestranze. Guardiamo il capitello della quinta colonna a destra, è il più rappresentativo e il più curato dal punto di vista decorativo. Vi è scolpita una sequenza di quattro cavalieri in sella ai loro animali: due di essi, di cui uno armato, sono accompagnati da un bambino, mentre uno dei due che cavalcano solitari è posto frontalmente. Non sappiamo cosa significhino esattamente queste figure, qualcuno ha creduto di intravedervi il sacrificio di Isacco, altri la simbologia del "rispetto umano" o quella delle quattro virtù cardinali, altri ancora la storia della castellana e la partenza del feudatario per le crociate. Lasciamo agli studiosi la decifrazione dei contenuti e abbandoniamoci alla forte suggestione che ci trasmettono queste arcaiche e sproporzionate figure. Con il medesimo spirito soffermiamoci sul primo e terzo capitello della stessa fila, con teste informi di animali e di uomini che probabilmente fanno riferimento al ciclo degli equinozi e dei solstizi e quindi al ritmo delle stagioni. Recuperiamo adesso la visione orizzontale e volgiamoci al presbiterio. E' sopraelevato dal resto della navata: la parte più intima della chiesa e nello stesso tempo, la più proiettata verso l'esterno, con quell'abside che in alto diventa semi-cupola e in parete si spinge in fuori oltre i limiti fisici dell'edificio sacro. Osserviamo la quinta colonna a sinistra lo spacco volutamente lasciato alla base durante l'ultimo restauro del 1968 documenta che originariamente le colonne erano più alte ed i plinti più bassi. Questi ultimi furono rialzati perché anticamente era uso sotterrare nel pavimento della chiesa le salme dei battezzati e quindi, stratificandosi le sepolture, si dovette innalzare il pavimento.


  • Esterno


  • La facciata della pieve e preceduta da un portico a cinque campate, sorrette da colonne monolitiche simili a quelle interne. Il portico si addossa con estrema naturalezza all'impianto originario e volgere in reale struttura il motivo decorativo presente sotto il timpano, una teoria di dodici archetti ciechi impostata su esili semicolonne e peducci alternati. Guardando sul muro di destra rintracciamo incisa nella pietra, la data Addì 24 novembre 1569 che, se non alla costruzione del portico, si riferisce probabilmente alla costruzione delle sue mura laterali, che potrebbero aver chiuso una precedente loggia aperta. Oltre ad avere una indiscutibile forza estetica, il portico ha una funzione prettamente statica, in quanto contiene col suo possente perimetro le spinte dell'intera struttura verso l'esterno. La prima notizia riguardante il portico risale al 1342, quando vi viene rogato un atto del notaio Ricciardo d'Andrea segno che esso era presente, forse in legno o in forma diversa, anche nei secoli precedenti il 1569. In seno alla comunità esso rappresentava il luogo dello scambio, in una piazza dove ogni sabato mattina doveva tenersi il mercato, come stabilivano gli Statuti della Lega di Cascia del 1411. E' in questo spazio , intermedio fra il vivere civile e quello religioso, che i contadini, i mezzadri, i fattori, i padroni si raccontano l'andamento del raccolto, contano le damigiane di vino , numerano i barili d'olio, progettano le nuove semine. La facciata della Pieve in una rara immagine dei primi del '900 L'abside abside400L'abside , ossia la sporgenza semicircolare con la quale culminano le pievi romaniche, rappresenta non solo un tipico modulo architettonico, ma anche un segno astronomico di orientamento , nell'accezione originaria di trovare l'oriente, ossia quella Gerusalemme da cui si dipana tutta la geografia cristiana. Questa di Cascia è un'abside semplice, scarna, essenziale: nessun ornamento si oppone alla potenza del suo rigore strutturale, nessun orpello invade il fascino geometrico della sua prospettiva. La calotta aveva in origine una copertura a pietre, ora sostituita da tegole ad embrice. Al centro una lunga monofora permette il passaggio della luce nel coro: essa fu aperta nel corso dell'ultimo restauro, quando la parete absidale fu liberata dalle costruzione che vi si addossava.

  • Storia di Cascia



  • Cascia ed il suo territorio hanno origini etrusco romane, come attestano i numerosi toponimi della zona, fra i quali Camprenna, Olena, Fognano, Fano, Forli, Caselli, Arfoli, Pontifogno. Vicino alla piccola chiesa di Santa Tea sono stati rinvenuti resti di sepolture romane, mentre nel terrazzo a sud della pieve sono venuti alla luce frammenti di manufatti di argilla e di figulina e, in località Pecorneccia, alcune monete romane ed un bronzetto raffigurante l'imperatore Galerio, poi donato al Re Vittorio Emanuele III. Fra il V ed il VI secolo fu probabilmente edificata una prima pieve paleocristiana laddove si trovava il centro religioso del pagus romano infatti, pur non disponendo di testimonianze archeologiche, sappiamo che le pievi più arcaiche sono tutte dedicate o a San Pietro o alla Madonna. In questo contesto la plebs cristiana diventa anello di congiunzione fra l'antica struttura organizzativa romana e la nascente società feudale. Questa prima pieve paleocristiana sarebbe stata completamente distrutta durante la guerra gotico- bizantina. L'organizzazione del territorio di Cascia trovò il suo centro nel Castelvecchio, oggi Cascia Vecchia, che in seguito divenne possesso dei conti Guidi, i quali estendevano il loro dominio sia nel versante occidentale del Pratomagno sia nel Casentino. Ad essi , prima Arrigo VII nel 1191, poi Federico II nel 1220 confermarono il Castelvecchio di Cascia . Intorno al Mille assistiamo ad uno straordinario fermento nel pagus di Cascia, che non si sottrae a quella generale rinascita che modella la nuova civiltà dell'Europa medievale. Il piviere si arricchisce di numerosissimi castelli di cui sono proprietari i conti Guidi, il Vescovo di Fiesole e la Badia di Firenze, alla quale vengono donati dai marchesi di Toscana. La Chiesa in questo momento è al centro di un grande processo di rinnovamento spirituale soprattutto in seno al monachesimo con la riforma di Cluny. In Italia nascono importanti movimenti eremitici, come i Camaldolesi e i Vallombrosani, che in questa parte di Toscana si innestano all'importante realtà monastica di S.Ilario o S.Ellero. Con la salita al soglio pontificio di Gregorio VII nel 1073, la riforma ecclesiastica divenne effettiva: la Chiesa doveva liberarsi dalla dipendenza dai feudatari laici, ripristinare la moralità fra i religiosi corrotti, annunciare coerentemente il Vangelo. La diffusione della riforma si accompagna alla diffusione delle chiese romaniche, dalla Spagna all'Irlanda, dalla Sicilia alla Scandinavia, dalla Francia occidentale alla Polonia. Anche a Cascia si costruisce una nuova pieve dall'impianto grandioso e dall'architettura semplice, l'arenaria delle cave di Bonico viene tagliata e scalpellata dai muratori del contado con l'aiuto di qualche capomastro più esperto che aveva già lavorato nelle pievi matildine del Casentino. La tradizione vuole che anche la pieve di Cascia sia stata edificata per volontà della contessa Matilde di Canossa: "Se si deve attendere la semplice tradizione antica che corre ancora ne' correnti tempi dell'anno 1717, la pieve di S.Piero a Cascia fu fatta fabbricare dalla gran pietà della Contessa Matilde, che gloriosa d'animo ha lasciato il patrimonio di S.Pietro alla Romana Chiesa e rimesso in soma nella Santa Sede il Sommo Pontefice colla forza delle sue armi insieme con Beatrice sua maiore. Morì l'anno 1115. Onde qualche anno avanti alla morte si può supporre seguisse la fabbrica e fondazione della Pieve di Cascia , stando su la corrente tradizione." cavalborsa400 Una delle facce del quinto capitello di destra. Per la sua essenzialità il romanico di Cascia risente molto di quello fiorentino che fa capo a S. Miniato, piuttosto che di quello longobardo cui invece è legata la vicenda di Gropina, dipendente dall'abbazia di Nonantola. Secondo una lapide occultata fra le pietre dell'abside la Pieve di San Pietro sarebbe stata consacrata il 4 gennaio 1073. La nuova splendida pieve diventa così chiesa battesimale di un plebato che nel XIII secolo contava ben ventiquattro chiese suffraganee.